L’atelier delle piccole virtù: Marika Beccaloni e Patrizia Di Pasquale, le menti creative del laboratorio romano di legatoria artistica editoriale.

Una sinergia nata dall’unione di due passioni che convogliano in un interesse comune: l’arte ornamentale. Foto-libri, taccuini rilegati con cura, arte antica e moderna sapientemente unita dalle mani di Patrizia e Marika, le protagoniste della nostra intervista di oggi.

Il loro “laboratorio privato”, così come lo definiscono, è il luogo in cui realizzano opere di legatoria artistica editoriale, interamente fatte a mano e progettate su ispirazione, applicando le tecniche della tradizione occidentale ed orientale.

In questo modo le pagine acquistano un valore universale, prendono forma i progetti di artisti e fotografi, in perfetta simbiosi con i testi narrativi che all’interno trovano la loro sede naturale, divenendo così immortali.

Per conoscere più da vicino il certosino lavoro di questi due talenti della rilegatura, abbiamo voluto coinvolgere entrambe in un dialogo a due voci, così da erudirci su quest’attività che oramai è considerata come una cattedrale nel deserto di un mondo proiettato verso il progresso e la tecnologia.

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Marika, il vostro è un lavoro molto particolare e antico che oggi, nell’era del digitale, sembra quasi una perla rara. Cosa vi ha spinto ad intraprendere un’attività come questa?

Da sempre proviamo interesse per le attività manuali e i vecchi mestieri artigiani; abbiamo quindi deciso di approfondire e di dedicarci, in particolar modo, allo studio della carta e del libro. Si tratta di una scelta controcorrente, in un’epoca in cui il digitale ha quasi del tutto soppiantato il supporto cartaceo. Non rifiutiamo le potenzialità delle più moderne forme di comunicazione, ma sentiamo il bisogno di sottrarci alla velocità e superficialità che portano con sé. Ci siamo avvicinate alla legatoria artigianale seguendo percorsi diversi: Patrizia possiede già una solida formazione artigianale; l’indomabile necessità di sfidare le sue potenzialità manuali e creative l’ha condotta allo studio della legatoria. Per me, invece, è stata determinante la volontà di dare nuova forma alle conoscenze sedimentate negli anni di studio universitario. Ho iniziato a percepire il libro non più come un oggetto immobile o come esclusivo strumento di studio, ma come organismo vivo. L’unione dei nostri percorsi e delle diverse esigenze ha condotto alla nascita dell’atelier per la produzione artigianale del libro.

Patrizia, come nascono le vostre creazioni?

Cerchiamo di rimanere sempre fedeli ad alcuni principi: prestiamo la massima attenzione al contenuto, lo studiamo ossessivamente; ci teniamo a  non tradire l’idea dell’autore, anzi ci impegniamo ad esaltarla ricercando un dialogo tra legatura e narrazione, sia essa testuale che fotografica. Dopo attente valutazioni, condotte in condivisione con chi ci commissiona un lavoro, procediamo con il disegno della struttura, la scelta della legatura e l’articolazione delle pagine, perché anche il modo in cui un libro viene sfogliato ne condiziona la percezione. Selezioniamo con estrema cura il materiale – talvolta sperimentando materiali estranei alla bottega del legatore – e se necessario lo produciamo. Ogni fase del lavoro concorre all’esito ultimo: far emergere l’essenza del testo servendosi della legatura. È un lavoro complesso che necessita tempo e meditazione, molto lavoro su carta e, a volte, l’esecuzione di diversi prototipi. Per concludere, non ci limitiamo ad aggiungere una copertina al libro, ma cerchiamo di stabilire un rapporto tra legatura e narrazione servendoci di segni e suggestioni tattili derivate dalla carta e da ogni materiale impiegato.

Giocando un po’ sulla parola “legare”, qual è l’opera da voi realizzata a cui siete particolarmente legate?

Marika: non si tratta di un’opera, ma del primo taccuino in formato di libro occidentale che ho realizzato. Quel taccuino, non ancora esaurito, un po’ sporco, con gli angoli consumati e i tagli ingialliti, mi accompagna nella fase creativa dei libri degli altri.

Patrizia: custodisco gelosamente il ricordo di uno dei primi libri fotografici, ideato e rilegato per  una cara amica.

Entrambe: l’opera alla quale siamo entrambe legate è The Last Exit di Fabio Moscatelli, per la spontaneità con cui siamo riuscite, senza forzature, a stabilire una sintonia tra contenuto e forma e, per riprendere il tuo gioco di parole, è quella che abbiamo sentito più prossima a noi, al nostro rapporto creativo e affettivo, perché parla di legami, proprio come il libro che ha dato il nome al nostro atelier, “Le piccole virtù“.

web: Atelier “Le Piccole Virtù”

Caterina Licciardello