Elena Gioia

Fotografare l’impermanenza è liberare l’immagine rapita dai ricordi.

Il suono delle parole d’amore non colma l’assenza. La presenza si svuota, lo scambio quotidiano si trasforma in gesti automatici che evocano ricordi. L’impermanenza delle cose è l’unica via, l’invisibile nastro di seta che scivola tra le mani per volare lontano, soffiato dal vento.

Potrebbe essere la fine di un racconto struggente oppure l’inizio di una storia malinconica, invece è ciò che può accadere di “leggere” guardando dentro l’arte visuale, trasformando con parole le immagini di un progetto fotografico. Ecco cosa succede osservando il lavoro di Elena Gioia che ha per titolo “Love will come through”.

Catanese, classe 1991, Elena segue un indirizzo di studi artistico trovando nell’arte, soprattutto in quella fotografica, uno spunto quotidiano di dialogo con la vita. Una forte volontà, tanta voglia di imparare, una passione che si espande nel tempo, queste sono solo alcune  delle sue doti, caratteristiche che la spingono ad apprendere costantemente i segreti di un mondo in cui le possibilità creative diventano infinite. Ritratti rapiti dall’obiettivo, istanti rubati al tempo, tutto è transitorio, passa veloce davanti agli occhi provocando ogni sorta di emozione ma qualcosa permane imperturbabile: la fotografia.

Dopo un soggiorno di due anni a Londra, la giovane fotografa è da poco ritornata in Sicilia, dove attualmente vive e lavora.

Nel 2015 ha partecipato al contest indetto da PLS Magazine, In Absentia, ricevendo una menzione speciale per il suo talento e per il portfolio che rispecchia pienamente lo spirito del concorso.

 

Il tuo percorso liceale all’istituto d’arte ti ha fatto scoprire il mondo della fotografia. Parlaci di questo rapporto intimo.

Durante gli anni universitari all’Accademia delle Belle Arti, grazie ad un amico e mentore ho incontrato la fotografia. Mi sarebbe piaciuto raccontarvi la storia del nonno, che quando avevo 12 anni mi cedette la sua macchina analogica. Purtroppo, però, questa storia non è mai avvenuta. Ho conosciuto la fotografia che ero già abbastanza adulta. E’ un rapporto particolare che mi ha permesso di esprimere al meglio la mia persona, i miei sentimenti e i miei pensieri. E’ la mia bocca quando io non sono in grado di parlare.

Secondo te dove finisce l’arte e dove comincia la fotografia?

Non credo esista una soglia, un limite che ne definisca i confini. Arte e fotografia sono, per me, due facce della stessa moneta, due parti integranti della stessa disciplina. Io vedo arte in ogni cosa, persino in una matita mangiucchiata, quindi, a mio avviso, le ritengo complementari.

Cosa rappresenta per un artista la propria terra d’origine?

Che si sia artisti o meno, credo che ognuno di noi abbia una sorta di rapporto conflittuale con la propria terra natìa. Da una parte esiste un attaccamento quasi materno, intriso di ricordi, esperienze e formazione e dall’altro, invece, la necessità di evadere e la voglia di scoprire. Penso che la provenienza geografica influenzi molto la professione e il modo di vedere le cose, e questo si amplifica maggiormente per un artista. Ogni volta che si tocca l’argomento mi viene in mente Ferdinando Scianna e i suoi numerosi lavori in Sicilia, un legame fortissimo e quasi primitivo, la voglia di descrivere e mostrare la sua Sicilia e le sue tradizioni. Pur amando tanto l’Inghilterra, anch’io ho sentito il richiamo della mia terra, la Sicilia, quello che mi riporta sempre a casa.

Love will come through 1
Love will come through 4
Love will come through 7
Love will come through 8
Love will come through 5
Love will come through 2
Love will come through 6
Love will come through 9
Love will come through 3

Love will come through è il progetto con cui hai partecipato al contest  In Absentia, immagini che seguono un filo conduttore, quello dell’impermanenza di tutte le cose, in particolare dei sentimenti come l’amore. Puoi raccontarci brevemente?

Love will come through rappresenta molto per me. È stato come una via di fuga da quel vortice nero in cui ero caduta. Ha permesso ai miei sentimenti di prendere vita e di parlare quando io non ero più in grado di farlo. Scattare con la macchina fotografica era una distrazione quotidiana dalla solitudine.

Quando finisce un amore si è costretti a raccogliere i pezzi, a ricomporre se stessi. Ho cercato di mostrare, attraverso le mie fotografie, tutto quello che stavo provando. La malinconia nel dover fare alcune cose sistematiche, come il bucato, per esempio. Erano cose banali, che però mi riempivano di tanta tristezza. In più, mi trovavo in una città che non era la mia, mi sentivo perennemente straniera in un paese in cui, comunque, vivevo. Si aggiungevano le difficoltà linguistiche e senza nessun vero amico con cui sfogarsi. Insomma, questo progetto fotografico, in un certo qual modo, mi ha salvato la vita.

I volti delle persone sono i tuoi soggetti preferiti. Cosa ti spinge a prendere la macchina fotografica e a ritrarre qualcuno?

Un volto ha sempre una bella storia da raccontare. Quando fotografo qualcuno, non sto solo lì a rubargli uno scatto, ma per me è anche una buona occasione per un confronto, scambiare due chiacchiere e conoscere chi ho davanti. È una sorta di dialogo, dove, alla fine, ci guadagniamo un po’ tutti e due.

Cosa ti aspetti dall’anno appena iniziato?

Innanzitutto spero sia fantastico come il 2015, ricco di belle esperienze, di opportunità lavorative, di persone incrociate per caso e che adesso fanno parte della mia vita. Non mi pongo molte aspettative. Vivrò questo 2016 così come arriva, giorno per giorno.

Caterina Licciardello
Press Office PLS MAGAZINE