Gaetano Fisicaro

La forza espressiva che sprigiona una fotografia nasce dall’occhio attento, che indaga, osserva, scandaglia, seppur a volte inconsciamente, l’anima della folla e dei luoghi in cui si muove. Ed è proprio da questo moto silente tra fotografo e fotografato che scaturisce il dialogo visivo. A tal proposito, il grande Gabriele Basilico asseriva che Il suo non era uno sguardo veloce che catturava una scena bensì lo sguardo di chi sta in un posto per guardare di più. Diceva in un’intervista: “Cerco di creare un dialogo con il luogo: io lo esploro, lui mi rimanda delle cose”. In effetti, la fotografia rende visibile ciò che rimane sottratto alla vista, magari in un angolo della periferia, e, continuando con le parole di Basilico può servire “a rivelare una realtà che magari è protetta e giace nascosta nel mondo che sta davanti a noi”. Qual è allora il messaggio che ci porta sin qui?

Partiamo esattamente da questo punto per parlare oggi di un giovane talento italiano: Gaetano Fisicaro, trentun’anni il prossimo 25 novembre, originario di Siracusa  vive e lavora a Napoli. La sua interpretazione visiva nasce dall’esigenza di sviluppare tematiche sociali e ambientali. In effetti, nel suo percorso professionale ha portato con sé una laurea in Tossicologia dell’Ambiente, conseguita nel 2007 ma soprattutto la passione per la visual art e il desiderio di esprimere per immagini quegli aspetti dell’esistenza umana che rappresentano la vera anima del mondo. Sono i sentimenti, che trasferisce nettamente con il suo stile, a prendere possesso della vista: emozioni scaturite da un’idea fuoriescono dai suoi progetti come un urlo nella folla, un’eco per la giungla urbana. Nel 2013 comincia la sua collaborazione col collettivo fotografico PHOTO GRAPHIA realizzando diversi progetti e mostre, partecipando ai Recounters di Saint Geniez d’Olt (FR), al Festival FotoConfronti Off 2013 di Bibbiena (Ar) e allo Speakers’ Corner del 3° Ragusa Foto Festival. Socio fondatore del gruppo fotografico “Camera Chiara”, cura il periodico di fotografia “CROMIE” per promuovere giovani talenti. Nel 2015 insieme all’amico fotografo napoletano Claudio Menna fonda il collettivo MAGMA PHOTO Collective, dedito alla fotografia documentaria e di reportage da cui nasce la fanzine MAG’ZINE. Nonostante la giovane età, Gaetano ha al suo attivo numerosi riconoscimenti come la menzione d’onore al MIFA 2014 per il progetto Urban SoulAnima Urbana, una rappresentazione del quotidiano e dell’esistenza, gente comune che abita la città, con le sue gabbie mentali che intrappolano l’anima in una ripetitiva routine, rendendo sfuggenti anche i rapporti con gli altri e dove la solitudine diviene elemento indispensabile per comprendere i fenomeni che si manifestano nella struttura urbana. Nel 2015 si è aggiudicato la Bronze Medal alt PX3 Photo Competition per la sezione Professional Press Sport  con un altro interessante progetto: Unbroken – Lives at canter e ancora al KOLGA TBILISI PHOTO nella categoria One Shoot con la foto “Uscita S.S. Immacolata” e per il Reportage con due lavori: “amaROMondo” e “UNBROKEN – Vite al galoppo“. Infine, due recentissime menzioni d’onore alla IPA 2015 per il suo nuovo progetto ambientale: “Black Blood – Land of Poisons”.

Gaetano, com’è avvenuto il tuo incontro con la fotografia?

Nella mia famiglia non è mai mancato il rapporto con la fotografia soprattutto nella conservazione di momenti e ricordi (gite, compleanni, battesimi, matrimoni, etc etc) ma l’avvicinamento ad essa nasce dopo la laurea e grazie al regalo della mia fidanzata, ovvero la mia prima Reflex. Da lì in poi prima di capire la strada da seguire è passato del tempo. Nel 2011, ho conosciuto una persona che esponeva ad una mostra – oggi è un caro amico – e proprio in quell’occasione è cambiata la mia percezione della fotografia. Ho scoperto la potenza del linguaggio fotografico con cui si possono raccontare storie, non solo personali ma anche di carattere universale e che riguardano, comunque, gli uomini all’interno di questo pezzo di mondo. Da quel momento in avanti ritengo che la strada sia in continua ascesa, cercando di fare sempre un “incontro fotografico” che porti nuovi stimoli e idee.

Uno dei tuoi progetti, “Altro giro altra corsa”, è una produzione che mette in evidenza la vita dei giostrai, coloro che lavorano dietro le quinte nei luna park. Durante il tuo sopralluogo lì, quale episodio ricordi particolarmente? Esiste nell’anima di Gaetano un parco dei divertimenti?

Forse sì. Probabilmente è partita proprio da lì la curiosità di andare a scoprire un mondo che conoscevo solo in parte, legato in fondo ad un momento della mia infanzia. E’ un progetto a cui tengo tanto e che mi ha permesso di conoscere delle persone fantastiche. In particolare, ricordo la felicità di uno dei ragazzi quando gli portai le stampe di alcune foto che avevo fatto. Non posso dimenticare il suo volto contento alla notizia che lo scatto che lo ritraeva era stata pubblicato online sul sito del National Geographic.

Altro giro altra corsa

Altro Giro Altra Corsa - 01
Altro Giro Altra Corsa - 03
Altro Giro Altra Corsa - 02

Hai realizzato numerosi lavori nella tua terra, la Sicilia, tra reportage e ambiente, passando per sentieri dove la gente diviene protagonista del tuo obiettivo. Fotografia sociale in amaROMondo, street photography in Anima Urbana, scatti legati alle radici, alla fede, alla ritualità di gesti come in Holy Fire of Faith. Qual è quello in cui ti rispecchi maggiormente?

Credo un po’ in tutti. In ognuno dei miei progetti c’è un pezzo di me, la ricerca di qualcosa che m’incuriosisce o m’interessa approfondire. Cerco di mettere tutto me stesso in quello che faccio o che voglio fare. Un argomento deve, prima di tutto, coinvolgermi personalmente. Non riesco ad essere distaccato.

amaROMondo-01
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AnimaUrbana 01
holy fire of faith 01
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AnimaUrbana 03
AnimaUrbana 02
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Unbroken-Vite al Galoppo 01
Unbroken-Vite al Galoppo 03
Unbroken-Vite al Galoppo 02

Cosa accade quando metti insieme le immagini per creare un portfolio?

Questa è una domanda difficile. Succede di doversi confrontare da un lato con l’affetto verso alcune fotografie e dall’altro con la necessità di dover tirare fuori il frutto di un lavoro. Devo dire che in questo caso mi è stato molto utile il percorso che ho deciso di intraprendere quest’anno, ovvero la masterclass di fotografia con Podavini, Cocco e Marchetti. Sono stati dei punti di riferimento per me e mi hanno aiutato a capire come mettere insieme ed ottimizzare un buon progetto. Ovviamente, non esiste una regola universale per tutto, anche se la cosa principale, come dicevo, è cercare di distaccarsi da quelle immagini a cui ci si sente particolarmente legati, ma che, a volte, non possono essere funzionali all’interno di una storia. Trovo che editare sia la parte più difficile nonché la chiave che ne segna il destino. Un buon editing dà forza al lavoro, uno fatto male lo penalizza. Di solito, quando ho un’idea mi consulto con la mia fidanzata e con alcuni amici che ritengo possano essermi di aiuto per avere un consiglio/suggerimento, perché torna sempre quel legame affettivo con certe fotografie, cosa che gli altri non hanno, non essendo coinvolti emotivamente. Da lì in poi la strada è in salita: sono a metà dell’opera. Successivamente stampo le foto e inizio a metterle insieme fino a quando non sono convinto che il mio lavoro esprima ciò che, in origine, era l’idea.

Sei co-fondatore, insieme al fotografo napoletano Claudio Menna, del collettivo Magma Photo, oltre ad occuparti del magazine MAG’ZINE. Insomma, un’intensa attività che ti porta a confrontarti costantemente con i tuoi colleghi. Quando osservi gli altri scatti da cosa sei attratto al primo impatto?

Trovo che il confronto sia alla base di una crescita prima di tutto condivisa. Ognuno di noi può essere utile all’altro: conoscenze, idee, opinioni, ogni input ha un suo peso e se arriva al punto e momento giusto fa scattare delle molle, degli ingranaggi. Solitamente non mi attraggono le foto singole di per sé. Preferisco valutare e approfondire la conoscenza tramite progetti. Oggigiorno sono tutti in grado di scattare una foto buona, ma risulta più difficile realizzare un lavoro di immagini che abbia un senso compiuto. Credo, comunque, di essere attratto prima di tutto dall’argomento e, in seguito, dalle fotografie e dal modo in cui lo stesso autore ne ha dato un’interpretazione.

Secondo te, In cosa dovresti migliorare e qual è, invece, il tuo punto di forza?

Credo che I miei punti di forza siano la spontaneità e la sincerità: nei rapporti con gli altri, soprattutto, è giusto essere il più trasparente possibile. Le persone devono avere fiducia in te e in quello che stai facendo e questo va ricambiato con la massima umiltà e chiarezza possibile. Invece, trovo che non ci sia un solo aspetto in cui devo migliorare, ma diversi; per dirla all’inglese, è necessario un continuos improvement. Penso comunque che in questo momento debba affinare la determinazione e la caparbietà. Ci sto lavorando, vedremo se i risultati saranno dalla mia parte

Qual è la tua icona fotografica?

Non credo di avere una specifica icona fotografica. Il mio sguardo si è “sporcato” con i grandi Maestri della fotografia, si è “perso” in nuove strade e stili fotografici fino ad arrivare alla fotografia contemporanea, passando per il cinema. Sicuramente ci sono dei fotografi che mi hanno influenzato e lo fanno tutt’oggi, non per questo sono diventati un’icona per me. Diciamo che sono stati tutti importanti per creare e migliorare la mia visione e, in alcuni casi, anche il mio pensiero.

Ringraziamo Gaetano Fisicaro per la sua partecipazione e ci ritroviamo ancora qui con altre storie da raccontare e immagini da assimilare di questo straordinario mondo che è il pianeta Fotografia perché, come asseriva anche Oscar Wilde, il nostro unico dovere nei confronti della storia è quello di riscriverla.

Caterina M. Licciardello