Hungry Horse di Pieter Ten Hoopen / Echi di Immagini Fabio Moscatelli

Hungry Horse è una piccola cittadina del Montana. Deve il suo nome ad una storia che ha per  protagonisti due cavalli, Tex e Jerry che dopo essere fuggiti ed aver vissuto un mese nel deserto, fecero ritorno affamati e quasi uccisi dalla fame.

Hungry Horse  deve il suo sviluppo, avvenuto tra il 1940 e il 1950, alla costruzione della diga che attirò moltissime persone da tutto lo Stato; la terra e le case a buon mercato fecero il resto.

Quando il progetto fu terminato,  la cittadina si svuotò nuovamente e divenne una sorta di rifugio sicuro per criminali, in quanto la polizia difficilmente si avventurava in questa valle sperduta.

Hungry Horse  si trova a poche miglia di distanza dal Glacoier National Park, una delle maggiori attrazioni turistiche del Montana, e rappresenta un punto di passaggio e transito per coloro che sono in viaggio verso il Parco.

Oggi, circa il 70% della popolazione vive in roulotte, poiché i prezzi delle case e della terra sono estremamente elevati. Molta gente addirittura si sposta cercando rifugio nelle limitrofe riserve indiane, situate dal lato opposto del Glacier.

Chi resta è vittima di uno dei grandi problemi di questa piccola realtà: l’abuso del farmaco Crystal Meth, che si ottiene tramite una miscela di prodotti per la pulizia della casa, e viene fumata o iniettata, diventando una vera droga distruttiva.

Hungry Horse di Pieter Ten Hoopen è  un racconto potente e amaro, la visione di un’altra America, quella completamente differente dal ‘politically correct’ cui spesso certe immagini ci hanno abituato.

Scorrendo le immagini ho avuto la sensazione di rivivere le atmosfere di Furore, il capolavoro di Steinbeck, protagoniste le famiglie che fuggono dalla loro realtà per cercare fortuna altrove, trovando però solo altra disperazione.

I temi trattati sono simili, la povertà, la solitudine, la perdita; ma attraverso la storia dei protagonisti, Charlie, Katie e Brad Lee conosciamo anche un ciclo senza tempo di avventura e di quel rinnovamento che si contrappone alla perdita stessa, lasciando aperta una finestra sulla speranza.

Inoltriamoci ora nel Montana, dove due cavalli stremati tornarono dal loro peregrinare nel deserto; in fondo casa è sempre casa.

More info: http://www.pietertenhoopen.com/photo-hungry.html

Fabio Moscatelli