Illuminance di Rinko Kawauchi / Geometrie interiori Romina Zanon

Rinko Kawauchi, uno dei più innovativi talenti della fotografia contemporanea, nel 2011 ha dato alle stampe la sua dodicesima raccolta fotografica: nello straordinario “Illuminance” coglie i dettagli del quotidiano che sfuggono al guardare superficiale, rivelando la vita nei suoi aspetti più stupefacenti.

La Kawauchi ci introduce in una dimensione di quiete e contemplazione dove il ciclo della vita, che si svolge incessante nello scorrere del tempo, assume le forme di una poesia visiva. Composto da 176 fotografie scattate in oltre 15 anni, “Illuminance” esplora e coglie lo straordinario nell’ordinario, estraendo dalla semplicità del quotidiano la sua essenza poetica e “rendendola manifesta attraverso composizioni illuminanti”.

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Nel tentativo di evocare visivamente questioni filosofiche concernenti il significato della vita e dello scorrere del tempo, la Kawauchi trova un’eco della sua voce interiore nelle trame del mondo che la circonda: “Credo che la nostra psiche sia un iceberg, di cui la parte conscia non è che la punta: fotografare per me è un modo di calarmi nel profondo.”

Il lavoro non è sorretto da un argomento prestabilito: “Nelle mie foto non c’è mai un evento, racconto il quotidiano”; per questo sente “una sorta di affinità fisiologica con il formato 6×6”, che le consente “di circoscrivere dei microcosmi che hanno il loro significato compiuto, la loro perfezione interna”.

Attraverso un magistrale montaggio visivo, tali microcosmi si amalgamano in unico concerto polifonico. Le immagini sono legate l’una all’altra in un gioco di associazioni e corrispondenze formali, a seconda dei colori, delle forme (soprattutto spirali, cerchi e triangoli), delle atmosfere o del significato: “fare fotografie è come fare shopping e poi riordinare tutto nei cassetti. Come cucinare, sperimentando nuove combinazioni di ingredienti. Spesso, fotografo cose che apparentemente non hanno niente a che vedere tra loro. Il processo di consapevolezza comincia in camera oscura: capisco che cosa ho cercato di cogliere e come accostare le immagini per fare emergere i significati”.

Immerse in un’immobilità sospesa nel tempo e nello spazio, queste immagini sembrano dotate di una vibrazione interna che interroga e destabilizza la percezione. Come in un gioco tra realtà e finzione, il nostro vedere s’inoltra nella sublime poetica della Kawauchi: viene condotto verso un altrove sospeso e quasi onirico, dove ogni elemento mostra un al di là da sé in grado di donare nuova luce alla normalità del quotidiano. 

www.rinkokawauchi.com

https://www.youtube.com/watch?v=FYyBS_LCQlE

Citazioni tratte da: “10 questions to Rinko Kawauchi about photography” (PingMag Jp) e “Rinko Kawauchi: l’animismo fotografico” di Rosario Leotta (l’Estroverso)

Romina Zanon