La Fotografia andrebbe presa sul serio / Guido Gaudioso

La fotografia andrebbe presa più sul serio. 

Il nostro modo di guardare il mondo andrebbe preso più sul serio, perché il nostro modo di guardare il mondo traduce in linguaggio magico/non analogico la visione che abbiamo di noi stessi e – dentro di sé – contiene i semi di ciò che vogliamo diventare. 

Sarebbe bello, in una realtà ideale (o forse idealizzata) che questa fosse la concezione unanimamente condivisa di ciò che vuol dire (e di ciò che comporta) l’atto del fotografare. 

Ma ciò non accade nella nostra quotidianità. 

Il paradosso consiste nel fatto che mai come oggi così facile fotografare e così diffusa ne è la prassi, attraverso l’innumerevole quantità di dispositivi prodotti dal sistema. Invece assistiamo ad un proliferare di “selfie”,ambienti privi di umanità oppure densi di presenze/assenze svuotate di ogni significato. 

La Fotografia è/dovrebbe essere poesia per immagini. 

Allora perché ridurla ad un incessante balbettio di sillabe disposte a caso senza una meritata intenzione che possa giustificarne la sovrapproduzione attuale ? È come se, attraverso l’uso smodato dei dispositivi tecnologici e il rumore assordante che ne deriva, volessimo precipitare nell’abisso superficiale di un silenzio annichilente.

Un silenzio che non meritiamo.

Ogni immagine che realizziamo dovrebbe avere la pregnanza di un respiro vitale, una boccata d’aria che possa alimentare il nostro movimento.

Non il movimento dello squalo, che nuota incessantemente senza meta per non morire, divorando tutto ciò che gli si para davanti.

Piuttosto il percorso iniziatico del nomade che attraverso il viaggio giunge alla meta da lungo tempo agognata.

Il tragitto del viaggiatore che apre ogni porta lungo il cammino, per salutare sè stesso, ritrovarsi, smarrirsi ancora, continuare il viaggio tra luci e ombre che odorano di sogni perduti e amori rinnovati.

Guido Gaudioso