L’ombra di Banquo – Guido Gaudioso

Con la rubrica “L’ombra di Banquo” – grazie alla proposta di collaborazione e al fantastico lavoro dello staff di PLS Magazine – vorrei dare un modestissimo ma, spero, utile contributo alla riflessione sulla natura e le categorie concettuali che caratterizzano la Fotografia, quale tecnica espressiva e indubbia forma d’arte.

Il titolo si riferisce ad un noto personaggio del “Macbeth” di W. Shakespeare: Banquo è il fido compagno d’armi di Macbeth, poi da questi ucciso a tradimento per fame di potere e malvagia ostinazione.

Tuttavia il fantasma di Banquo (la sua “ombra”, appunto) apparirà all’usurpatore, durante il banchetto successivo all’incoronazione e causerà un feroce delirio a Macbeth, terrorizzato dallo SGUARDO glaciale e silenzioso col quale Banquo – nulla proferendo – lo sprofonda nelle più oscure profondità del suo animo.

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Macbeth di Roman Polansky

Mi divertiva dedicare la rubrica in questione a quella figura, anche per un lieve spirito di provocazione.

La Fotografia è (anche) un’ombra evanescente, un fantasma di ciò che è stato. Col suo sguardo fisso, immoto in una eternità bidimensionale, ci inchioda al muro dei nostri sentimenti più profondi (ovviamente, quando non si tratti piuttosto di allegre burlette da teatrino della domenica).

La Fotografia non parla, non esprime suoni o parole rivolti all’interlocutore. Eppure lo costringe a porsi mille domande, a interrogarsi su sè stesso e sugli altri. Precipita chi la guarda in un mondo dove lo spazio e il tempo sono le quinte di una rappresentazione drammatica, ma allo stesso tempo sono la “Realtà dell’Istante”, ciò che è “veramente” accaduto di fronte all’obiettivo del fotografo.

Quest’ombra, questa illusione che si fa materia concreta ovvero concetto vivente – all’interno della nostra consapevolezza – conserva e sempre conserverà tutta l’ambiguità di una apparizione fantasmatica: è reale o non lo è? Raffigura qualcosa di veritiero o acquista significato in quanto artata ricostruzione, opinione arbitraria del suo autore?

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senza titolo – foto di Guido Gaudioso

La Fotografia è “documentazione”, registrazione fedele e indiscutibile di ciò che testimonia e dei fatti che riprende? Oppure è un mezzo di produzione artistica tout court, uno strumento attraverso il quale si traduce l’espressione creativa soggettiva, l’opinione arbitraria e soggetta all’alea della critica e del dubbio interpretativo?

Continueremo a parlarne nei futuri post della rubrica, in compagnia di critici, filosofi e autori dai ragionamenti ben più lucidi e approfonditi di quelli umilmente proposti dal sottoscritto.

Guido Gaudioso