Matteo Signanini – 1980

Quando si guarda un portfolio fotografico non sempre si avverte un’emozione al primo sguardo. Capita che si debba sprofondare nell’immagine per far riaffiorare dalla coscienza il racconto, lasciare parlare lo strato interiore che spesso si nasconde dietro un insieme di ombre e rumori.

Sono le dissonanze a creare un accordo tra le luci abbaglianti e i toni di grigio, tra potere e rispetto, tra amore e violenza. Sono gli opposti a danzare tra i particolari, le proibizioni annebbiate di fumo a generare visioni di paesaggi innevati e, infine, sono gli abbracci a trasformare un bacio in una nuova vita.  E’ quello che può accadere scorrendo la galleria di immagini del progetto fotografico di Matteo Signanini intitolato 1980, lavoro nato in collaborazione con il fotografo Jacopo Benassi, selezionato ed editato per WANTED/DISTRO’.

Ligure, di La Spezia, Signanini coltiva da tempo la passione per la fotografia e ne custodisce i segreti allo stesso modo della sua Zenit 35 mm regalatagli dal nonno quand’era bambino. I suoi studi universitari a Bologna gli hanno permesso di approfondire le conoscenze e le competenze nel campo e seguire così un percorso di ricerca fotografica. La sua peculiarità è la sperimentazione del monocromatico dove le scale di grigi e gli effetti di luci esaltati dal flash focalizzano l’attenzione di chi osserva le sue fotografie. Dal 2013 fa parte del collettivo SPontanea. 

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La raccolta 1980 segue una linea autobiografica prendendo il nome dall’anno di nascita di Signanini. Ogni espressione scaturita dalle immagini rimane un mistero che non potrà spiegare la vera visione del fotografo ma invitare alla riflessione, ad un tuffo nel passato che è anche presente: la vita, con i suoi derby da giocare, ci regala momenti memorabili; la realtà, fatta a volte di scontri, è anche unione e senso di liberazione dagli stereotipi. Grazie alla fede, le emozioni più intense hanno varcato il confine del dolore approdando sulle rive dell’amore. Forse, solo lui, il fotografo, conosce il percorso del suo portfolio interiore o forse, nel mettere insieme la sua vita fotografica ha costruito un “sentiero orientato” dove la chiave di lettura è il dettaglio dietro il filo spinato, il particolare di una visione aerea, gli occhi semiaperti di un neonato, quegli stessi occhi che, un giorno, metteranno a fuoco l’obiettivo di una macchina fotografica.

Gli scatti di Matteo Signanini sono crudi, diretti, utilizzano un linguaggio che impatta con la realtà dietro il quale, però, si possono leggere mille significati intimi perché questa non è solo la sua storia personale ma rappresenta le fasi della vita degli esseri umani, della società, del mondo che ci circonda.

Caterina M. Licciardello
Press Office PLS MAGAZINE