“MOGADOR” MOSTRA ITALIANA AD ESSAOUIRA (MAROCCO) DI VERONICA GAIDO E VITO TONGIANI

Dopo l’esperienza al Gran Teatro Puccini di Torre del Lago e l’inaugurazione della mostra a Rabat (Marocco), nella primavera del 2016, presso la Galleria Bab Rouah, il progetto “Mogador” prosegue il suo viaggio e arriva a toccare la città che ne ha ispirato la creazione: Essaouira. I lavori di Veronica Gaido – artista e fotografa – e di Vito Tongiani – pittore e scultore – dedicate al porto della città marocchina sono in mostra dal 26 ottobre al 26 novembre 2017 nel centro culturale Dar Souiri a Essauoira (Marocco).

Veronica Gaido, Gli alberi di Mogador, da Mogador

 

Vito Tongiani, Al porto di Mogador

 

I due artisti, appartenenti a diversi mondi espressivi, si confrontano attraverso la visione fotografica e pittorica delle loro opere, con l’obiettivo di raccontare l’atmosfera e la vita dello storico porto della cittadina, battezzata Mogador nel VII secolo (dall’arabo “ben custodita”) quando venne riscoperta dai portoghesi dopo la conquista araba.

Nel testo che apre il catalogo dell’esposizione, lo scrittore marocchino Driss Ksikes riflette sulla difficoltà di rappresentazione della città (“…la città è immensa, inafferrabile, in movimento permanente…”) e riconosce alle sole arti visive la capacità di catturare un’immagine che sia, di per sé, vera metafora del luogo raffigurato. Secondo lo scrittore, Tongiani e Gaido, grazie alla loro personale visione artistica di Mogador, hanno saputo restituire appieno le percezioni sensoriali di un luogo, rappresentando con la fotografia e con la pittura, la mutevolezza dei colori che lo connotano, il brulichio delle persone che lo vivono, la presenza delle barche che lo riempiono e la pienezza dei gesti ricorrenti, e a volte per questo invisibili, che lo popolano.

È grazie alla loro visione che ritroviamo in questo luogo-simbolo il concetto di vita, di rifugio, di viaggio, ma anche il contrasto, lo sforzo quotidiano del popolo, i colori del giorno e l’oscurità della notte che convivono e si mescolano tra di loro.

Nelle fotografie di Veronica Gaido, in particolare, questa visione di Mogador rimanda ad alcuni temi già indagati da lei in lavori precedenti; ritroviamo l’acqua, il viaggio, il passaggio, reinterpretati da lei dal punto di vista fisico, spirituale e astratto.

Le forme nei suoi lavori si sfanno nella luce e le apparenti dissolvenze creano un’“essenza narrativa” nuova, immediatamente leggibile. Lo spettatore può percepire così in modo istantaneo il sentimento della realtà del luogo, assaporando una dimensione quasi “espressionista” della fotografia. Veronica Gaido restituisce in questi lavori quello che ha avvertito a livello emotivo della città, con un gesto fotografico che gioca con i tempi di esposizione, della messa a fuoco dell’ottica, e crea una sorta di ”onda densa e luminosa, come una piccola epifania” del reale, come l’ha definita Philippe Daverio.

“I miei lavori su Mogador rappresentano una dimensione del reale in costante movimento, il flusso delle immagini trasmette la sensazione, a livello emotivo, di un luogo a metà tra terra e cielo, a volte luminoso nei colori delle barche e nella luce riflessa sulle onde, a volte oscuro nelle sue visioni notturne e apparentemente vuote. I bagliori, i movimenti continui, le oscillazioni sono come le vibrazioni dell’anima, rappresentazioni della visione di un luogo immutabile – ha spiegato Veronica Gaido – La mia idea di Mogador, nell’esposizione di Essaouira, si fonde con quella delle opere di Vito Tongiani, più concrete nelle forme delle persone e degli oggetti che la popolano. È questa fusione tra pittura e fotografia, tra percepito e visto, che restituisce il concetto universale di un luogo che è di per sé fisico ma anche puramente ideale. Per questo motivo Mogador è un progetto itinerante, per la sua capacità di trasmettere in maniera sensibile ed emotiva il concetto di luogo, di città, a chi osserva la sua rappresentazione. Dopo Essaouira, infatti, il viaggio di Mogador proseguirà,

toccando Marrakech e Casablanca, fino ad arrivare alla Fundación Tres Culturas di Siviglia nella primavera del 2018.”

L’esposizione “Mogador” sarà inaugurata da Mr. Andrè Azoulay giovedì 26 ottobre 2017 alle ore 18.00 ad Essaouira (Marocco) con la partecipazione di Audrey Azoulay, Direttore Generale dell’UNESCO, Mohamed Laaraj, Ministro della Cultura marocchina e della Comunicazione, Driss Ksikes, Francis Ghilès.

A corredo della mostra, il catalogo con i testi di André Azoulay, Driss Ksikes, Francis Ghilès, Philippe Daverio e Jean Clair.

MOGADOR – Veronica Gaido e Vito Tongiani

Dal 26 ottobre al 26 novembre 2017

Centro culturale Dar Souiri, sala “Tayeb Saddiki” – +212 (0) 661 79 32 36

10 44000, Avenue du Caire, Essaouira, Marocco

Ingresso dalle 09.00 alle 19.00

Per maggiori informazioni: http://www.essaouiramogador.org/

VERONICA GAIDO

 

Veronica Gaido si avvicina alla fotografia in giovanissima età. Comincia a formarsi presso l’Istituto Italiano di Fotografia di Milano, per poi completare la sua preparazione in diverse capitali d’Europa e del resto del mondo. Intorno ai primi anni Novanta comincia a collaborare con brand della moda e case editrici internazionali. Queste illustri collaborazioni la portano a girare il mondo e a realizzare campagne pubblicitarie in diverse città dall’atmosfera cosmopolita e dall’influenza culturale spiccata, come Miami o New York. Lavora per tante realtà, tra cui Henraux, Peuterey, Auguille Noire, Caesar, City Time, FreeSoul, Dekker, Kejo, Replay, We are Replay, Dhea, Geo Spirit, Jw Brine, Gai Mattiolo, Renato Balestra, D21, Sartoria Malaspina, Luce di Carrara, Mariotti Yacht, Cantalupi Lighting, Massimo Rebecchi, Lungarno Collection, Gas Jeans, Swan, Rolex Cup.

In questo periodo entra in contatto con personaggi dello show business internazionale: tra loro cantanti, attori, artisti, giornalisti, musicisti e uomini della cultura. Comincia a muoversi al di fuori della fotografia che aveva praticato sino a quel momento, interessandosi anche alla dimensione intima del ritratto – una dimensione mai più abbandonata da allora. Per alcuni dei personaggi che ha incontrato realizza lavori capaci di esprimere al massimo la loro personalità e le loro peculiarità caratteriali. Negli anni 2000 inizia a collaborare con istituzioni, personalità e realtà orientate alla dimensione artistica della fotografia: è del 2001, ad esempio, la collaborazione per il Bunker poetico di Marco Nereo Rotelli, installazione ambientale a cura di Harald Szeeman realizzata in occasione della 49a Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia. La sua prima mostra personale, realizzata nel 2002, si tiene a Forte dei Marmi, presso Massimo Rebecchi, a cura di Maurizio Vanni, dal titolo “Sabbie Mobili”. La sua voglia di scoprire sempre nuove forme di espressione la porta ad esplorare altre dimensioni e altri linguaggi: qualche anno dopo si avvicina ad un nuovo mezzo di ripresa che offre insolite prospettive estetiche: quello che sfrutta la tecnologia dei droni, da lei utilizzato per dare forma a video e immagini zenitali per la Fondazione Henraux.

Il risultato di questa sua indagine viene presentato alla Triennale di Milano nel 2012.

Sempre nello stesso anno crea il progetto “Consapevolezza della materia”, presentato a Paris Photo, e prende parte alla giuria del premio internazionale “Fondazione Henraux”, presieduta in quell’occasione dallo storico dell’arte Philippe Daverio. L’anno successivo, Veronica Gaido parte per cercare nuove dimensioni e varcare altri confini: da un viaggio tra India, Bangladesh e Africa nasce il progetto “Atman” a cura del critico Roberto Mutti e di Philippe Daverio. “Atman” diventa un progetto itinerante, una mostra che tocca molte città e realtà italiane e internazionali, come Milano, Forte dei Marmi, Parigi, Londra e New Delhi. Nel 2014 inaugura “Through the view”, una mostra in occasione del centenario di Forte dei Marmi a cura di Enrico Mattei, nella quale le fotografie zenitali della città mostrano i segni, le tracce, i passaggi dei grandi artisti che sono entrati in contatto con la splendida località versiliese.

Tra le sue mostre più importanti: Fondazione Henraux di Seravezza con Consapevolezza della Materia (2012); Chiostro di Sant’Agostino a Pietrasanta (2013), White Moon Gallery a Parigi (2013); Collettiva Cam On (2013); Artissima – Photo & Contemporary a Torino con Atman (2013); Paris Photo di Parigi sempre con Atman (2013), presentato poi a Londra presso Imago Art Gallery, a MIA Photo Fair di Milano e a Santa Maria Novella Gallery di Venezia (2014); Through the view a Forte dei Marmi (2014). La mostra Mogador, con V. Tongiani, dopo l’esposizione nel 2016 presso il Gran Teatro Puccini a  Torre del Lago-Viareggio, ha fatto tappa nella primavera del 2017 a Bab Rouah (Rabat) in Marocco.

Su Veronica Gaido e i suoi progetti: www.veronicagaido.com

Per ulteriori informazioni:

Ufficio stampa Veronica Gaido

6Glab – il laboratorio di idee di SEIGRADI / Barbara Gemma La Malfa