One Day | Alina Rudya / Romina Zanon

One day Alina Rudya

Secondo Luigi Ghirri “ la fotografia rappresenta uno spazio di osservazione della realtà […] che ci permette ancora di vedere le cose”. “Il suo carattere specifico di immagine fissa, il fatto di permettere tempi di lettura lenti, tempi di contemplazione e quindi di approfondimento” non è mai stato così importante come oggi, un oggi caratterizzato da un processo di accelerazione percettiva che raramente ci consente di allenare il nostro sguardo a saper cogliere la bellezza e la complessità dell’esistente.

Dall’ininterrotto e chiassoso profluvio di immagini che contraddistingue l’arte contemporanea, a volte emergono dei racconti fotografici che riescono a riscoprire e a farci riscoprire la bellezza del tempo che scorre nella sua quotidiana semplicità: frammenti di vita tradizionali che, per la loro stessa natura di ordinario vissuto quotidiano, raramente acquistano una dignità estetico-narrativa.

Uno di questi racconti è “One day” (2013), in cui la fotografa di origine ucraina Alina Rudya dipinge una giornata di vita del nonno ottantacinquenne.

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Attraverso uno sguardo intriso di sensibilità affettiva e delicata consapevolezza narrativa, il nonno è colto nella sua interazione con gli spazi domestici e con gli spazi esterni di un’Ucraina in bilico tra ruralità e urbanizzazione (Kryvyj Rih).

La sua dolce solitudine quotidiana si dipana in luoghi ricchi di memoria e in ambientazioni interne costellate di segni che, nonostante appartengano al suo compiuto passato familiare, sono ancora in grado di farsi presenza vitale. Antiche fotografie e vari oggetti non sono semplicemente fotografati come parte di una scenografia del quotidiano, bensì come estensione della vita del nonno e importante dispositivo di narrazione biografica. Le antiche fotografie che riempiono le pareti e i mobili della casa si rivelano deposito di affetti e di memoria, funzionando da dispositivi di documentazione del passato non solo dell’anziano, ma anche della nipote (occhio narrante della storia), disegnando un quadro di continuità genealogica e familiare.

La profonda interazione tra fotografa e soggetto, tra fotografa e contesto, alimenta un flusso di immagini scattate con deliziosa discrezione. Alina Rudya sembra quasi spiare il nonno dal buco della serratura per non spezzare l’equilibrio delle azioni consuetudinarie che compongono la sua quotidianità.

“One day” sembra, dunque, suggerirci che solo aprendo al massimo il diaframma della sensibilità visiva, riusciremo ad accogliere la bellezza della semplicità che ci circonda.

www.alinarudya.com

Approfondimenti

“Lezioni di fotografia”, Luigi Ghirri , Quodlibet

“La precarietà degli oggetti. Estetica e povertà”, a cura di Carla Lunghi e Maria Antonietta Trasforini, Donzelli, Roma, 2010

Romina Zanon