PSPF| NI UNA MENOS Violence against women in Argentina Karl Mancini

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In Argentina feminicide, the killing of women, it’s a new category of crime recorded in the Criminal Code in 2012 and it’s punished by life imprisonment. Despite the tightening of legislation, murders of women are increasing in the country. Currently, according to statistics, a woman is killed every thirty hours but the situation is dramatically worsening: from January 2017 one woman every eighteen hours.

In the spring of 2015, there had been a succession of atrocious crimes in all the country: women burned alive, hacked to pieces with machetes, even a pregnant woman killed by her boyfriend and buried in the garden of grandparents.
In those days it was created by the feminist collective Ni una menos a protest movement against violence towards women. It was first manifested in eighty cities of Argentina on June 3, 2015, repeating itself in 2016 (June,October and November) and in 2017 (March, June and November).
In particular, on October 2016, the whole country was shocked by the death of a 16 year old student. Lucia Lopez, drugged and raped by traders in a house in the resort town of Mar del Plata. Her captors have left her lifeless in a clinic, citing “an overdose”. On examination, the doctor on duty discovered that the girl had actually been impaled and died of cardiac arrest caused by pain.
Immediately is was organized a women’s national strike on October 19, 2016 in Buenos Aires tens of thousands of black-clad protesters converged on the Plaza de Mayo under the rain, waving portraits of women murdered echoing the slogan “ we want to stay alive”.
Since two years this collective, with unprecedented success, is mobilizing the masses against gender violence reaching an incredible result during the historical women’s international strike where, on March 8, 2017, 400.000 women marched in Buenos Aires and millions in 46 countries all over the world. Every time, like never before, more women joined the march starting to claim their rights.
The movement has spread to other Latin American countries, recently also in Europe and USA.
The problem is unfortunately common in all the country and particularly serious in the many Villas Miseries of the cities, slums located some- times also very close to the city centers where people live in poor condition, criminality is very high and the youngster are in danger. In these places traditional domestic rules and patriarchal composition of society support the violence. Often young girls leave family home in which they suffer domestic violence for a love a air with people belonging to gangs who introduce them to the world of drug or they become victims of the human traffic, kidnapped and forced to prostitution. Only In Buenos Aires there are 1500 brothels, 40000 in the country. Frequently girls between 13 and 16 get pregnant. Often police doesn’t take the reports, corruption is very common and women suffer domestic and psychological violence for several years.
In a country where women are fighting for their rights, for the total legalization of abortion and for the freedom on their own body, it also happens that the only possible solution for a woman to share what she is suffering is confiding the “secret” to a friend hoping for an help or to become part of an association of the neighborhood that, through the union of women and the spread of the issue through cultural, aesthetic or social initiatives can combat a phenomenon that is spreading dangerously in society.
Ni una Menos‘ is part of a larger on going project on gender violence. My goal is to continue documenting this topic in LatinAmerica. The common line that sadly connect many countries is violence in all its aspects (domestic, psychological, physical, economic, institutional, cultural). I strongly believe that it’s very important to give visibility and voice to victims who doesn’t have it, inspiring more of them to come forward to tell their stories and bring pressure on the governments.

THE MAIN PART OF THIS PROJECT WAS SELF-PRODUCED BY ME AND SOME PARTS WERE PRODUCED ON ASSIGNMENT FOR MARIE CLAIRE FRANCE WITH ARTICLE WRITTEN BY CELIA MERCIER AND
 FOR STERN MAGAZIN WITH ARTICLE WRITTEN BY JAN-CHRISTOPH WIECHMANN
– Work Finalist in the current affairs & news category at the SONY WORLD WORLD PHOTOGRAPHY AWARDS 2017
– 3rd prize winner  at the XXI Edition of Luis Valtuena Humanitarian Photography Award
– 2nd Prize Winner at the Days Japan International Photojournalism Award 2018
– 2nd Prize Winner in the Documentary category at the KOLGA AWARD 2017
– Shortlisted at the Gomma Grant 2017
– Finalist at Lugano Photo Days 2017
– Honorable Mention at Perugia Social Photo Festival 2018.

BIO

Karl Mancini studied photojournalism in New York at the ICP.He has worked in more than 90 countries focusing on issues such as violence against women, war aftermaths, minorities, human rights.He regularly collaborate with International NGOs and magazines such as Newsweek,Stern,Marie Claire,Vanity Fair,Der Spiegel,CNN,Internazionale,Amnesty International Wordt MagazineVervolgd,El Pais,Io Donna,NZZ,Woz,il Venerdi,Repubblica and many others.

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“In Argentina il femminicidio, l’uccisione di donne, è una nuova categoria di crimine registrata nel codice penale nel 2012 ed è punita con l’ergastolo. Nonostante l’inasprimento della legislazione, gli omicidi di donne aumentano nel paese. Attualmente, secondo le statistiche, ogni trenta ore una donna viene uccisa e la situazione sta drammaticamente peggiorando: da gennaio 2017 una donna ogni diciotto ore.

Nella primavera del 2015, vi è stata una serie di crimini atroci in tutto il paese: donne bruciate vive, fatte a pezzi con machete, persino una donna incinta uccisa dal suo fidanzato e sepolta nel giardino dei nonni.

In quei giorni fu creato dal collettivo femminista Ni una menos un movimento di protesta contro la violenza nei confronti delle donne. Il 3 giugno 2015 hanno manifestato per la prima volta in 80 città dell’Argentina , ripetendo nel 2016 (giugno, ottobre e novembre) e nel 2017 (marzo e giugno).

In particolare, nell’ottobre 2016, l’intero Paese è rimasto scioccato dalla morte di una studente di 16 anni: Lucia Lopez, drogata e violentata in una casa nella località turistica di Mar del Plata. I suoi rapitori la abbandonarono  senza vita in una clinica parlando  di ” overdose”. All’esame, il medico di turno scoprì che la ragazza era stata violentata e morta  per arresto cardiaco causato dal dolore.

Immediatamente venne organizzato uno sciopero nazionale femminile il 19 ottobre 2016 a Buenos Aires: decine di migliaia di manifestanti vestiti di nero si diedero appuntamento nella Plaza de Mayo sotto la pioggia, agitando ritratti di donne assassinate urlando “vogliamo rimanere vivi”.

Da due anni questo collettivo, con un successo senza precedenti, sta mobilitando le masse contro la violenza raggiungendo risultati incredibili: durante lo storico sciopero internazionale femminile dell’8 marzo 2017, 400.000 donne hanno marciato a Buenos Aires e milioni in 46 paesi in tutto il mondo . Sempre più donne come mai prima d’ora, si sono unite alla marcia iniziando a rivendicare i propri diritti.

Il movimento si è diffuso in altri paesi dell’America Latina, recentemente anche in Europa e negli Stati Uniti.

Il problema è purtroppo comune in tutto il paese e particolarmente grave nei quartieri più poveri delle città, nelle baraccopoli situate a volte anche molto vicino ai centri cittadini dove le persone vivono in condizioni precarie, la criminalità è molto alta e i giovani sono in pericolo . In questi luoghi le tradizioni  e la composizione patriarcale della società sostengono la violenza. Spesso le ragazze lasciano la casa di famiglia in cui subiscono violenza domestica per seguire persone appartenenti a bande che le introducono nel mondo della droga o diventando vittime del traffico umano, rapite e costrette alla prostituzione. Solo a Buenos Aires ci sono 1500 bordelli, 40000 in tutto il paese. Spesso le ragazze tra 13 e 16 rimangono incinte. La polizia non prende le denunce: la corruzione è molto comune e le donne subiscono violenza domestica e psicologica per diversi anni. In un paese in cui le donne lottano per i loro diritti, per la legalizzazione totale dell’aborto e per la libertà sul proprio corpo, accade anche che l’unica soluzione possibile per una donna sia  condividere ciò che sta soffrendo è confidare in un amico che in segreto l’aiuti o  entrare a far parte di un’associazione di quartiere che, attraverso l’unione delle donne e la diffusione della questione attraverso iniziative culturali, estetiche o sociali, possa combattere un fenomeno che si sta diffondendo pericolosamente nella società. 

Ni una menos fa parte di un progetto più grande sulla violenza . Il mio obiettivo è continuare a documentare questo argomento in LatinAmerica. La linea comune che collega tristemente molti paesi è la violenza in tutti i suoi aspetti (domestico, psicologico, fisico, economico, istituzionale, culturale). Credo fermamente che sia molto importante dare visibilità e voce alle vittime che non ce l’hanno, ispirando più persone a farsi avanti per raccontare le loro storie e fare pressione sui governi.

La parte principale di questo progetto è stata auto-prodotta da me e alcune parti sono state prodotte per il concorso per Marie Claire Francia con l’articolo scritto da Celia Mercier e per Stern Magazin con l’articolo scritto da Jan-Christoph Wiechmann