PSPF | “SM” di Egle Picozzi

SM -Egle Picozzi
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SM è il nome del progetto fotografico di Egle Picozzi.

Un acronimo ambiguo che tuttavia, una volta sciolto, rivela la sua doppia natura, ironica e drammatica al contempo.

Prende il nome, infatti, dalla malattia che da circa due anni condiziona i suoi stati d’animo e le sue condizioni fisiche: la Sclerosi Multipla.

L’artista utilizza la fotografia come terapia, attraverso il medium fotografico gioca con la malattia, impara a conoscerla, ad accoglierla, a studiarla e, in una dimensione intrisa di utopia, cerca di guarirla.

Allestisce ironici teatrini nei quali invita la malattia a giocare con dolcezza, palesandone icasticamente le evoluzioni che coinvolgono tutte le funzioni del suo sistema nervoso.

Ne ripercorre, in chiave tragicomica, le fasi di ricaduta che, negli ultimi due anni l’hanno costretta a combattere con una compagna di viaggio imprevedibile e bizzarra che, di volta in volta, si manifesta in episodi di diplopia, infiammazione ai nervi facciali, emiparesi e iperacusia, fasi di rigidità o improvvise scosse che, a momenti alterni, attraversano il suo corpo dalla testa ai piedi.

Più che un’utopia necessaria si tratta, dunque, di un’ironia necessaria, e la fotografia è lo strumento indispensabile per istituire un dialogo silenzioso con questa invadente compagna di viaggio: un esorcismo estetico mediante un rito apotropaico tecnologico e contemporaneo, impertinentemente kitsch.

Bio 

Egle Picozzi è diplomata in Fotografia all’Istituto Europeo di Design di Torino nel 2005, tesi di argomentazione: Sri Lanka: Life Daily, reportage di documentazione del dopo tsunami.

Crea l’Associazione di Fotografia Sociale DeaMadre, con la quale svolge laboratori di Educazione all’Immagine rivolti a persone diversamente abili, bambini e anziani.

Dal 2005 al 2009 ha in affidamento due ragazze diversamente abili, con le quali svolge attività ricreative.

Lavora presso aziende come fotografa free lance e si dedica prevalentemente a progetti di tipo sociale e che impiegano la fotografia come mezzo di terapia.

Nel 2016 si classifica tra i primi dieci finalisti del Premio per la Fotografia italiana under 40 indetto dalla Fondazione Fotografia Modena, con il progetto SM, esposto nel 2015 presso la Pinacoteca Comunale Carlo Contini di Oristano, successivamente a Parigi presso la galleria Neri Contemporary Art di Silvia Neri e All’Exmà di Cagliari.

Recentemente si dedica all’analisi della libertà di espressione corporea, dal titolo “Free to be Free”, studio che affronta varie tematiche, tra le quali: L’omosessualità, il travestimento, il cancro, il colore della pelle ecc, che ha preso forma nelle ricerche presentate ad Oristano, in occasione dell’edizione 2017 di Dromos Festival.