Sit Silently di Katrina Kepule/ Geometrie Interiori Romina Zanon

“Batte in maniera scomposta il cuore della fotografia.” Scrive Claudio Marra. “Batte aritmicamente in direzioni diverse, spesso impossibili da ricondurre ad una ragione unitaria. Sta dentro e fuori il mondo dell’arte come forse mai è capitato per nessuno strumento, e quando anche ci si limitasse a considerare la sola dimensione estetica ci si accorgerebbe che altrettanto incontrollabili risultano le sue pulsazioni.”

Nel corso degli anni, i suoi battiti scomposti ed eterogenei hanno originato un’esaltante polifonia di poetiche narrative e multiple identità dello strumento fotografico. Nella complessa geografia della narrazione fotografica al femminile, è possibile individuare alcuni percorsi autoriali che utilizzano la fotografia come medium attraverso cui compiere un viaggio alla ricerca della propria identità.

Un emblematico esempio è “Sit Silently” (2014), in cui la fotografa lettone Katrine Kepule indaga visivamente il suo paese d’origine, Kengalags, nella periferia di Riga, in Lettonia.

Nell’intento di registrare la commistione fra presente e passato (quello sovietico e quello del Risveglio Nazionale) nella realtà di uno degli angoli più remoti d’Europa, crea una sequenza fotografica investita di un peculiare percorso narrativo e psicologico.

Avvolta in un profondo silenzio contemplativo, Katrine Kepule si pone in ascolto del luogo dov’è nata e cresciuta, fino a trasformare frammenti di ordinaria realtà all’apparenza inconsistenti, in un innesco immaginativo di grande suggestione e ambiguità.

Le remote atmosfere crepuscolari ritratte sembrano evocare blocchi di passato destinati a disporsi come luoghi di delicata convivenza tra memoria e oblio, ossia tra delicato ricordo e malinconica incapacità di riconoscersi nel proprio luogo d’origine.

Come asserisce il filosofo Remo Bodei, “la memoria e l’oblio non rappresentano terreni mentali, ma veri e propri campi di battaglia, in cui si decide, si sagoma e si legittima l’identità.”

Tale lotta diventa il soggetto di un lessico artistico che descrive il ricordo mediante la presenza di disincantate figure infantili, e l’oblio attraverso atmosfere remote, sguardi smarriti e una dilatata dimensione temporale.

A ben vedere, però, la fotografia di Katrina Kepule sembra oltrepassare i limiti della prospettiva individuale, trasformando una peculiare vicenda soggettiva in un percorso visivo che rileva e rivela il pathos drammatico di molte vicende personali di periferia.

Le sue immagini sono un invito ad andare oltre le apparenze più manifeste e a scrutare la realtà della periferia con attenzione e pazienza, per riudire la sua voce e con essa quella di una storia personale in bilico tra passato e presente.

http://katrinakepule.squarespace.com/index/#/sit-silently/

Romina Zanon 

Approfondimenti

Il battito della fotografia, a cura di Claudio Marra, Clueb, Bologna, 2000

 

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