Still Here Lydia Goldblatt / Geometrie interiori Romina Zanon

Come scrive Gigliola Foschi nel suo libro “Le fotografie del silenzio”,  “la fotografia – quando evita di voler suggerire a tutti i costi un senso univoco, un significato unidirezionale – può dare vita a scenari segreti e rarefatti”. In alcuni racconti fotografici, l’immagine non si offre come un approdo di senso immediato, ma attiva un concatenamento di metafore e suggestioni che aprono momenti di lirica sospensione nella trama del tessuto visivo.

Un emblematico esempio è rappresentato da “Still Here” (2010-2013), in cui la fotografa londinese Lydia Goldblatt indaga visivamente la fugacità dell’esistenza attraverso immagini che ritraggono la vita dei genitori durante gli ultimi tre anni di vita del padre Ted.

Le 45 fotografie che compongono la serie si aprono ad una dimensione elegiaca, poiché non guardano alla realtà con la distanza critica dell’osservazione documentaristica (“I didn’t want something observational, something with critical distance”), ma puntano ad un intimo lirismo poetico.

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Quest’opera sospende la linea narrativa del reportage classico a favore di una logica espressiva che cerca di evocare il racconto attraverso la concertazione di svariate figure visive: ritratto, natura morta, simbolo e metafora si amalgamano in un unico mosaico policromo.

Trasformando in poesia visiva una personale esperienza di transitorietà, la Goldblatt esplora il tema della ciclicità della vita e delle indefinibili soglie che segnano la nostra esistenza (“I explore the cyclical scope of existence that sees nature’s fingers unpick our fragile yet insistent efforts to build, construct and create)”. Nel tentativo di evocare visivamente questioni filosofiche concernenti il significato della vita, della nascita, della morte, e dello scorrere del tempo (“…recognizing the questions for what they are, there is beauty in the process of simply looking for them”), Lydia Goldblatt immerge le sue intime fotografie nel sublime confine che separa luce e ombra, vita e morte.

Il risultato finale è una straordinaria combinazione di raffigurazioni e metafore che compenetrano l’una nell’altra restituendoci la silenziosa intimità di un toccante amore familiare. Un sentimento che prende vita tra le pieghe di un evocativo racconto visivo che non si presta ad essere consumato velocemente, ma interpella lo spettatore in una determinazione di senso. Le fotografie della Goldblatt, infatti, non si accontentano di percepire e registrare il reale nel suo flusso ininterrotto, bensì vanno al di là delle apparenze visibili spingendo il nostro sguardo ad osservare un immaginario narrativo in bilico tra presenza e assenza,  visibile e invisibile, elegiaca bellezza e malinconica quotidianità.

http://www.lydiagoldblatt.com/projects/still-here/

 

 

Approfondimenti:

“Le fotografie del silenzio: forme inquiete del vedere”, di Gigliola Foschi, Mimesis Edizioni, 2015

Romina Zanon