On the other side / Patrizia di Pasquale – Romina Zanon

“Mi hai portata nella tua mancanza di suono,
nel non dire, tra le pause della tua voce
e mi hai accompagnata fino all’assenza totale dei rumori.
Ho capito l’astensione del parlare,
la muta esistenza del corpo.
Mi hai dato in mano il suo accordo all’abbandono
delle richieste, dei tuoi desideri.

(…)

Che mi sia consentito dire: le beatitudini della malattia,
poiché nella mente hai raggiunto la condizione perfetta
dei ricordi che non hanno più occhi e non si guardano
indietro.
Davanti a me ci sei tu, il tavolo di sempre e la sedia.
E il giorno che guardi fuori della finestra”.

 

Con queste parole, la poetessa altoatesina Roberta Dapunt canta la malattia della madre, il morbo di Alzheimer. Una malattia cui la Dapunt si accosta con amorosa ritualità e devoto ascolto, proprio come fa Patrizia Di Pasquale nel suo racconto fotografico “On the other side”.

L’occhio della Di Pasquale si posa con delicatezza sul quotidiano della malattia, con il quale intreccia un dialogo silenzioso, tessuto con delicata sensibilità, attenzione poetica, e premura quasi affettiva.

La sensibilità narrativa dell’autrice riesce a cogliere una minuscola fenditura nel muro di silenzio che separa la dimensione della malattia dalla realtà circostante; una fessura segreta in cui lo sguardo dell’autrice riesce a introdursi fino a cogliere e decodificare la sfera emotiva e sentimentale di una persona affetta da demenza senile.

Lo sforzo intellettuale dell’autrice difende la donna malata dal “non essere” e le conferisce dignità di persona, di essere umano dotato di sentimenti, emozioni e coscienza, quindi di una vita psicologica ed emozionale che, come asserisce il Prof. François Blanchard e ricorda il geriatra Daniele Villani, prosegue nonostante il declino cognitivo, conseguenza inevitabile del morbo di Alzheimer. La persona non è, infatti, solo cognitività, ossia ragionamento, apprendimento, memoria, ma anche capacità di provare ed esprimere sentimenti ed emozioni.

Il medium espressivo della fotografia si offre, in questo caso, come un linguaggio che rivela la dimensione nascosta della demenza. La fotografia si fa struttura narrativa capace di disvelare contenuti diversi rispetto alla riduttiva immediatezza iconica con cui spesso viene raffigurata la patologia: il malato non è qui descritto come persona “che non c’è più”, come fantasma indefinito, bensì come donna, corpo pulsante e cuore di concentrazioni emotive ed affettive.

Le fotografie, dal potere simbolico ed evocativo, sanno riprodurre ed attivare lo spazio in cui si colloca l’interiorità della protagonista, una dimensione atemporale che ferma i nostri sguardi e i nostri pensieri, per aprirli verso un altrove non dicibile, ma raffigurabile.

Le immagini di cui si compone questo “viaggio” visivo hanno il potere di aprire un canale comunicativo attraverso cui allacciare una nuova relazione, non con “la persona di prima”, ma con un altro corpo che ha varcato la soglia di un’altra dimensione.

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Il linguaggio fotografico adottato è in grado di trasformare il nostro vedere in un guardare capace di oltrepassare le apparenze visibili: viene condotto verso “l’altra parte” della malattia, un altrove sospeso in un luogo apparentemente metafisico, dove ogni elemento colto dall’obiettivo fotografico mostra un al di là da sé in grado di farsi tappa di un percorso di conoscenza della vita racchiusa in un corpo che “più non sa dire”. Un corpo che nulla finge, contenitore di anni depositati, consegnati uno ad uno dalla vita. Un corpo fatto di storia che, come direbbe Roberta Dapunt, “libera un inno commovente che compone in silenzio”.

Il lavoro, estraendo dall’apparente assenza di vita interiore l’esistenza di una vita emotiva, non si accontenta di percepire e registrare la malattia nel suo flusso drammatico, ma allaccia un dialogo silenzioso con una donna che sembra dire a chi guarda: “chiudi gli occhi, cercami e ascoltami nel silenzio”.

Romina Zanon 

 

Approfondimenti

“Le beatitudini della malattia”, di Roberta Dapunt, Einaudi, Collezione di poesia, 2013